"Per un mese, una vita intera. Dalla dittatura alla Democrazia."

Scritto da Pascal La Delfa e Giorgia Filanti

Regia: Giorgia Filanti

produzione Oltre le Parole ETS, finanziato da Associazione Italiana Ciechi di Guerra ETS - 2025

Il testo originale è stato creato per questo specifico progetto ed è coperto dai diritti d’autore.

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Audio commento Giorgia Filanti (regista)


Audio commento Raffaele Filipponi (aiuto regista)


Testimonianze e commenti raccolti dopo la visione dello spettacolo

Riflessioni raccolte dagli studenti di Scienza della Formazione Università La Sapienza)

Alessia T., II anno
Il teatro sociale ha tra i suoi obiettivi dichiarati quello di restituire visibilità a soggetti che la storia ufficiale ha marginalizzato. Per un mese, una vita intera si misura con questo obiettivo in modo convincente, scegliendo come fulcro narrativo due figure femminili della Resistenza - Aurora Battaglia e Graziella Giuffrida - il cui profilo biografico rimane largamente sconosciuto al pubblico non specialistico.
Ciò che colpisce dal punto di vista pedagogico è la scelta drammaturgica di non monumentalizzare le protagoniste. La Battaglia e la Giuffrida non vengono consegnate allo spettatore come icone, ma come persone: la dimensione quotidiana, gli affetti, la paura sono presenti tanto quanto il coraggio. Questa scelta, apparentemente ovvia, è in realtà rara e politicamente significativa: permette un'identificazione che il monumento non consente.
Sul piano della ricezione, mi ha colpito la reazione degli altri presenti in sala: silenziosi, attenti, in alcuni momenti visibilmente commossi. Il dato aneddotico non dimostra nulla, ma suggerisce che il codice emotivo scelto dallo spettacolo funziona anche con un pubblico giovane, magari non abituato al teatro e quindi sarà senz’altro adatto anche alle scuole.

Marco V., II anno
Guardo questo spettacolo con una lente specifica: quella del teatro come dispositivo di memoria collettiva. La domanda che mi pongo non è "è bello?" ma "cosa fa alla memoria di chi guarda?"
La risposta, nel caso di Per un mese, una vita intera, non è scontata. Lo spettacolo lavora su un paradosso: racconta storie dimenticate usando uno strumento - il teatro dal vivo - che per sua natura è effimero, non archiviabile. La memoria che produce è incorporata, emotiva, non documentale. È una memoria del corpo, non dell'archivio.
Dal punto di vista educativo questo è insieme il punto di forza e il limite. La forza: ciò che passa attraverso l'emozione si sedimenta diversamente da ciò che si studia su un libro. Il limite: senza un lavoro di elaborazione successivo - in classe, in famiglia, altrove - rischia di restare un'emozione senza ancoraggio cognitivo. Il teatro sociale, da solo, non basta. Ha bisogno di un contesto che lo contenga e lo prolunghi.
Questo non è una critica allo spettacolo, ma una riflessione sul suo utilizzo didattico. Senz’altro interessantissimo se usato come “strumento” da poter integrare (in classe o altrove) con altre azioni a completamento.

Fatima B., I anno magistrale
Vengo da un percorso triennale in cui il teatro sociale è stato discusso soprattutto sul piano teorico - Boal, il TIE anglosassone, le esperienze italiane degli anni Settanta. Vedere Per un mese, una vita intera è stato il primo contatto diretto con una produzione che si colloca esplicitamente in quella tradizione, e devo ammettere che alcune cose mi hanno sorpresa.
La prima: l'equilibrio tra rigore storico e libertà narrativa. Non è scontato. Spesso il teatro "di impegno" scivola o verso il documento freddo o verso la semplificazione sentimentale. Qui la drammaturgia riesce a mantenere una tensione tra i due poli che trovo rara.
La seconda: la scelta di portare questo spettacolo nelle scuole come parte di un progetto strutturato - non come evento isolato - mi sembra l'unica modalità sensata di utilizzo in ambito educativo. Un singolo spettacolo, per quanto ben fatto, non cambia niente. Un percorso in cui lo spettacolo è uno dei nodi di una rete più ampia può invece lasciare tracce durevoli.
Rimane una domanda aperta per me: come si valuta l'impatto? La commozione in sala è un indicatore, ma è sufficiente? Sarebbe interessante raccogliere i feedback dei giovani spettatori dopo avere assitito a queste repliche, con le emozioni che ci hanno coinvolto ancora a caldo.

Chiara M., I anno
Di questo spettacolo vorrei trattenere soprattutto una cosa: la morte di Aurora Battaglia raccontata senza retorica.
Non c'è enfasi, non c'è musica che gonfia l'emozione, non c'è pausa teatrale a segnalare "adesso dovresti commuoverti". C'è solo il fatto: nove anni, quattro giorni prima della Liberazione, una rappresaglia. La sobrietà con cui questo viene detto è, a mio avviso, la scelta più coraggiosa dello spettacolo.
In un percorso di formazione per educatori, questa sobrietà dovrebbe diventare un modello. Spesso nelle scuole la memoria della Shoah e della Resistenza viene caricata di solennità tale da renderla inaccessibile - o peggio, da trasformarla in rituale svuotato di significato. Il teatro può fare il contrario: restituire alla storia il suo peso specifico, senza aggiunte, senza amplificazioni. Per un mese, una vita intera dimostra che si può.
Ringrazio la prof.ssa Du MErac che ha portato dentro l’Università uno spettacolo come questo: non una “solita lezione”, ma qualcosa che ci coinvolge attraverso il cuore e lo stomaco, e non solo con la testa. Un esempio di come dovremmo trattare certi nostri argomenti anche nel nostro futuro lavoro di insegnanti.

Istituto di Istruzione Superiore Di Vittorio Lattanzio

2G
Pensiamo che questo spettacolo sia stato veramente commovente e significativo. Abbiamo apprezzato come, in questa rappresentazione, siano riusciti ad integrare la comicità in eventi drammatici della storia. Ciò che ci è stato mostrato è "arrivato" e ci ha segnato facendoci aprire gli occhi, ponendoci davanti a una realtà che molte volte diamo per scontato. E le attrici hanno recitato in maniera fenomenale. Sono riuscite a fare della storia che raccontavano un qualcosa di proprio, che sentivano nel profondo. Presentare questi spettacoli nelle scuole è veramente importante e fa capire ai giovani quanto sia importante ricordare e raccontare, regalando nello stesso momento tantissime belle emozioni. Grazie 

5H
È stato emozionante vedere come la storia delle staffette sia stata riportata nel presente. Spesso dimentichiamo che la Resistenza è stata fatta da ragazzi e ragazze giovanissimi, e vederla interpretata da due attrici della loro età rende tutto più autentico e reale. Hanno dimostrato che la Resistenza non è solo un capitolo del passato, ma un impegno quotidiano. Vedere due giovani donne dare voce a chi ha lottato per la nostra libertà è il modo migliore per onorare quella memoria. È stata una bellissima esperienza e non uno “spettacolo polveroso” sulla storia, un racconto molto originale messo in scena da due bravissime attrici. Quello della Resistenza è un tema che  non sempre  viene trattato come si dovrebbe e spesso  molte staffette vengono dimenticate.
In genere vengono sempre ricordati gli uomini e quasi mai sono  riconosciuti i valori e le vittorie delle donne che hanno partecipato alle lotte per eliminare  le atrocità del Nazismo e del Fascismo. Siamo contenti dell’esperienza  fatta oggi e speriamo in futuro di poterne fare altre.

3H
È stato uno spettacolo davvero bello e toccante. Racconta una storia importante in modo semplice, ma arriva dritto al cuore. Le due attrici sono state bravissime: con le loro espressioni sono riuscite a trasmetterci tantissimo e a rendere tutta la storia  ancora più coinvolgente.

Star, 2 G
Grazie per la bellissima recita che abbiamo visto oggi riguardo la Seconda guerra mondiale. È stata molto interessante, e ci è piaciuto molto il modo in cui avete raccontato la storia attraverso le due donne staffette. 

Scuola Artemisia Gentileschi

Gentilissimi,
desideriamo esprimere il nostro più sincero ringraziamento per aver portato nella nostra scuola lo spettacolo "Per un mese una vita intera".
L’esperienza si è rivelata di grande valore formativo: attraverso il teatro, i ragazzi hanno potuto vivere una vera e propria “lezione sul campo”, entrando in contatto con temi storici e civili fondamentali in modo diretto, coinvolgente ed emotivamente significativo.
Lo spettacolo ha saputo affrontare con grande sensibilità e intelligenza il tema delle donne nella Resistenza, offrendo uno sguardo prezioso su figure e vicende spesso meno conosciute ma di straordinaria importanza. Particolarmente apprezzata è stata anche la capacità delle attrici, davvero molto brave, di alternare con equilibrio registri tragici e momenti più leggeri, rendendo la narrazione intensa ma accessibile.
La qualità interpretativa, sia nell’uso della voce sia nell’espressività corporea e nel movimento scenico, ha contribuito a rendere la rappresentazione estremamente coinvolgente. Alcuni momenti sono stati particolarmente commoventi e hanno suscitato una forte partecipazione emotiva negli alunni e nei docenti presenti.
Siamo inoltre molto grati che questa opportunità sia stata offerta gratuitamente grazie al contributo dell’AICG, che ha permesso di rendere accessibile a tutti un’esperienza culturale ed educativa di così alto livello.
Ringraziandovi ancora per aver scelto la nostra scuola anche quest'anno e sperando di essere tenuti in considerazione anche per i prossimi, porgiamo i nostri più cordiali saluti.
Prof.ssa Cacciotti Rosa
I.C. Artemisia Gentileschi

- 1C Io penso che è ingiusto che uccidano delle donne perché sono partigiane. E sentendo, alla fine, il numero di donne uccise è impressionante. Comunque dello spettacolo mi è piaciuto tutto e sono state brave ad interpretare così tanti ruoli e voci. Mi sono anche piaciuti molto i vestiti che avevano in scena e il cambio temporale dai tempi nostri agli anni 40.
Sono rimasta molto contenta di questo spettacolo a cui ho potuto partecipare.
Sono rimasta colpita di quante donne sono state deportate nei campi di concentramento , maltrattate solo perché erano partigiane e uccise dai Tedeschi.
E’ per questo motivo che il 25 aprile si festeggia la Liberazione e si ricordano ancora quei traumi di donne sopravissute nei campi di concentramento che hanno visto la propria famiglia morire davanti ai propri occhi.
Per me era ingiusto deportare delle povere donne partigiane che non avevano fatto del male a nessuno. Lo spettacolo mi è piaciuto molto, mi ha fatto riflettere molto. Le nostre attrici hanno recitato molto bene e mi è piaciuta la parte finale dove ballavano.

- 1B La settimana scorsa abbiamo visto uno spettacolo a scuola che si chiama: “Per un mese, una vita intera”. Lo spettacolo è stato messo in scena da due attrici che interpretavano anche ruoli maschili ed erano molto brave.
Lo spettacolo parla delle donne partigiane durante la Seconda Guerra Mondiale, in particolare di Aurora Battaglia e Graziella Giuffrida. 
Aurora Battaglia è stata la più piccola partigiana d’Italia, morta il 21 aprile 1945 all’età di soli 9 anni e a pochissimi giorni dalla Liberazione. È stata infatti uccisa durante la ritirata tedesca, dopo la liberazione di Bologna. Durante la ritirata, un soldato tedesco è stato ucciso dai partigiani e come vendetta, i suoi compagni hanno trovato il tempo di uccidere otto civili a caso, tra cui Aurora e sua madre.
Graziella Giuffrida, invece, era una staffetta che portava lettere e armi ai soldati partigiani. Un giorno, mentre era in tram, un soldato tedesco ha iniziato a molestarla e nel toccarla ha scoperto che aveva una pistola in tasca e l’ha arrestata, insieme a suo fratello Salvatore. I due sono stati torturati e uccisi in un capanno. Lo spettacolo è stato bello e coinvolgente e i temi trattati molto importanti.
Questo spettacolo mi è infatti piaciuto perché parlava della Seconda Guerra Mondiale e dei partigiani che sono un argomento che mi interessa molto. La storia di Aurora Battaglia mi ha particolarmente colpito e intristito perché è ingiusto che una bambina innocente muoia a 9 anni, fucilata per una vendetta, come se la sua vita non valesse nulla.
Ho capito che se a governare ci fosse un dittatore sarebbe bruttissimo, che siamo molto fortunati a non avere più al potere personaggi come Hitler e Mussolini e che se non ci sono più lo dobbiamo soprattutto ai partigiani.

- Il progetto teatrale per un mese una vita intera, ci vuole trasmettere i valori fondanti della democrazia italiana – giustizia, libertà, appartenenza – attraverso, il racconto della lotta di liberazione dal nazifascismo. Lo spettacolo narra anche le vicende di Aurora Battaglia e Graziella Giuffrida, due giovani partigiane, le cui storie parlano del coraggio e della determinazione dei partigiani, che scelsero di ribellarsi anche a costo della propria esistenza.
È importante da ricordare ,che ci sono state 35 000 donne partigiane e solo 19 sono state ricordate, ma soprattutto dobbiamo tramandare tutte le storie che abbiamo ascoltato ,cosi che non siano dimenticate .
Per me questo spettacolo ha un significato profondo, soprattutto nella storia, nella memoria e nel ricordo; penso che movimenti come quello fascista non debbano più esistere .In Italia, secondo me, dovremmo vergognarci del periodo nazifascista e di Mussolini. Purtroppo ancora non tutti capiscono che è stato un periodo senza libertà e giustizia in cui ci hanno rimesso la vita migliaia persone che non avevano nessuna colpa.

- Lo spettacolo mi è piaciuto molto. Gli aspetti che voglio sottolineare sono i seguenti. Innanzitutto il parallelismo tra il 2026 e il 1940. Molto spesso sottovalutiamo cose ormai normali, come per esempio prendere il treno come nella prima scena: si evidenzia il fatto che la ragazza del 2026 dava poco valore al fatto di guardare fuori dal finestrino e vedere l’Italia soleggiata. La ragazza nel 1940, al contrario, guardava fuori dal finestrino e vedeva l’Italia immersa nel fumo, coperta dalle bombe.
In secondo luogo l’equilibrio tra comicità e tragedia. Lo spettacolo è iniziato in modo leggero, scherzoso, per rompere il ghiaccio. Andando avanti, le scene trasmettevano sempre più emozioni. Successivamente la coerenza tra la Storia e la sceneggiatura. Le attrici (come i registi) hanno studiato la parte storica per fare al meglio lo spettacolo. I dati reali, come il numero preciso delle partigiane, le partigiane morte, arrestate e fucilate, hanno fatto sì che lo spettacolo potesse far imparare la storia senza utilizzare la didattica tradizionale.
Infine, la mia scena preferita. Il momento in cui la protagonista, Giuffrida, ha iniziato a leggere le lettere che scriveva per la madre mi sono emozionata. Mi sono emozionata perché io ogni giorno do per scontati la presenza e l’aiuto dei miei genitori, quando invece non è così per tutti.
Questo spettacolo mi ha trasmesso emozioni, ma anche informazioni importanti e utili per il proseguimento dello studio della storia, e per l’avvio dello studio della seconda guerra mondiale.

Scuola Rosa Parks

Lettere dei ragazzi alla Partigiana Aurora Battaglia

Giorgia, classe III B Roma, 23/04/26
Cara Aurora,
ti scrivo perchè la tua storia mi ha fatto riflettere molto. Eri giovane, ma hai avuto un coraggio incredibile in un periodo difficile. Hai scelto di lottare per la libertà rischiando molto. Mi fa pensare a quanto dovessi essere forte per affrontare tutto questo, spinta dal desiderio di un futuro migliore.
Grazie per tutto.

Viola, classe III B Roma, 22/04/26
Cara Aurora,
eri solo una bambina, dovevi sognare, giocare, divertirti con i bambini e ridere, invece hai deciso di combattere. Ti saresti meritata di vedere la Liberazione, ma purtroppo sei stata uccisa quattro giorni prima. Sei l’esempio perfetto del coraggio, hai combattuto e non ti sei mai fermata a causa della tua età. Sei stata uccisa durante una rappresaglia, insieme a tua madre e ad altre persone. Io ti voglio dire che ci sono ancora persone che ti ricordano e sarà cosi per sempre, ti è stata dedicata una scuola e anche uno spettacolo teatrale, quindi io ti voglio dire, e credo valga per tutti, grazie, perchè grazie a te e agli altri partigiani l’Italia è stata liberata.

Gaia, classe 3B Roma, 23/04/2026
Cara Aurora,
giorni fa a scuola la professoressa, dopo uno spettacolo teatrale molto bello dedicato a te, ci ha raccontato la tua storia, una bambina di soli 9 anni riconosciuta come partigiana caduta. La mattina del 21 aprile 1945 a San Giorgio di Piano, in provincia di Bologna, sei stata uccisa dai nazifascisti a seguito di una rappresaglia tedesca ti hanno fucilata insieme alla tua mamma che era una partigiana e ad altre sei persone. Bologna era stata liberata solo poche ore prima e alcuni soldati tedeschi vollero vendicare la morte di un loro compagno ucciso dalla SAP (squadre di azione patriottica). Mi lascia senza parole immaginare quello che hai provato alla tua giovanissima età e come sia stato possibile utilizzare tanta crudeltà verso una madre che lottava per le proprie idee e la propria patria e la sua picolla figlia. Per questo orrore venisti nominata Partigiana caduta così come la tua mamma.
Spero che mai più accadano cose tanto atroci e che la tua storia faccia riflettere noi ragazzi su quanto è stato doloroso ottenere la Liberazione del nostro Paese e quanto è prezioso quello che abbiamo.
Ti saluto

Alessandro, classe 3B Roma 22/04/2026
Cara Aurora,
ti scrivo per raccontarti di come sono cambiate le cose nel mondo.
A distanza di 81 anni dalla tua scomparsa ci sono ancora in atto molte guerre, e se te lo stessi chiedendo, la Seconda Guerra Mondiale è già finita da quasi un secolo ormai.
Una guerra di cui si parla molto oggi è quella tra Stati Uniti, Israele e Iran, comandata dal presidente statunitense Trump e quello israeliano Netanyahu, due "pazzi" incontrollabili, a causa di ciò, è stato impossibile consegnare cibo o benzina.
Dopo che quest'agonia a cui tu hai assistito è finita, hanno commemorato tutti i Partigiani caduti in guerra e tra quelle eri e rimarrai presente tu, questo significa che nessuno di voi è morto/a invano e finché ce n'è il modo, noi vi ricordiamo.
Cordiali saluti

Lettere dei ragazzi alla Staffetta Partigiana Graziella Giuffrida

Giorgia, classe 3B Roma, 23/04/26
Cara Graziella,
ti scrivo perchè la tua storia mi ha toccata molto. Immagino che vivere in quei tempi fosse davvero difficile, ma tu hai dimostrato un coraggio enorme. Anche se eri giovane, non ti sei arresa e hai lottato per i tuoi ideali. Sei un esempio di forza e determinazione. Volevo solo dirti grazie, perchè grazie a persone come te oggi viviamo in un mondo libero. Spero di poter avere anch’io un pò della tua grinta.
Non ti dimenticheremo.

Viola, classe III B Roma, 22/04/26
Cara Graziella,
sei stata seviziata e uccisa un mese prima della Liberazione. A poco più di vent’anni ti sei trasferita a Genova con tuo fratello Salvatore, proprio lui ti propose di diventare partigiana e tu hai scelto di esserlo, di sacrificare la tua vita per il futuro dell’Italia e anche se tu purtroppo non l’hai visto, ce l’hai fatta, tu e le altre partigiane e artigiani ce l’avete fatta. Non penso ti piacerebe la situazione che c’è oggi nel mondo, penso che saresti disgustata da queste guerre e arrabbiata, perchè è come se avessi combattuto inutilmente e nessuno avesse imparato niente da voi partigiani. Ti sei sacrificata, ma molti ti ricordano, purtroppo non tutti, dato che continuano a scoppiare guerre e molti non hanno imparato niente dalla vostra lotta. Ti voglio ringraziare e dirti che non ti dimenticherò mai.