"Lena e altre storie"

" Le vicende interne e internazionali dall'entrata in guerra dell'Italia alla caduta del fascismo e alla Repubblica Italiana"

Scritto da Pascal La Delfa e Giorgia Filanti

Regia: Giorgia Filanti

con: Serena Borelli e Francesca La Scala

produzione Oltre le Parole ONLUS, finanziato da Associazione Italiana Ciechi di Guerra - 2023


Note della regista e co-autrice

Lena e altre storie" racconta, attraverso un linguaggio teatrale fruibile e dinamico, quadri di movimento fisico in musica e parole che narreranno le vicende che hanno condotto in guerra l'Italia, fino alla Liberazione e alla successiva creazione della Repubblica. Lena, detta Lenuccia, ad esempio, fu una giovanissima partigiana che divenne un'eroina durante le quattro giornate di Napoli (l’unica città che riuscì a liberarsi da sola, senza l'intervento degli alleati). La storia di questa ragazza rappresenta un esempio dell’ “umanità" reale, concreta e coraggiosa che diede vita alle compagini della Resistenza italiana. Attraverso la narrazione di personaggi che hanno appunto vissuto appieno il tumulto di quegli anni si cercherà di ricreare e narrare importanti capitoli della nostra Storia in una formula -ci si augura- accattivante e interessante anche per un pubblico di giovani.

Giorgia Filanti

Note del co-autore e dir. artistico

A volte la rapidità e la conseguente superficialità con cui affrontiamo temi importanti, presi dalla frenesia della vita contemporanea e dal ritmo forsennato dei social, non ci permettono di imparare dagli errori del passato (leggi Storia), col rischio di ripeterli (vedi avvenimenti di questi giorni, nell’est dell’Europa, nel Medio Oriente e nel Mediterraneo) o di credere alle sempre più frequenti “fake news”. Vogliamo provare, con queste poche righe, a stimolare la curiosità dei lettori (e spettatori della nostra performance), con delle notizie che possano approfondire l’argomento trattato nello spettacolo “Lena e altre storie” Ad esempio, una dei brani italiani più celebri (ne esistono centinaia di cover in molteplici lingue), “glorificato” grazie alla serie tv “Casa di Carta”, è “Bella ciao”. Peraltro è il brano più usato nelle celebrazioni del 25 aprile in Italia e diventato simbolo di varie “resistenze” nel mondo. Ebbene, questo brano pare non fu mai cantato dai partigiani italiani, tranne una minoranza intorno a Modena e Bologna che peraltro riprendevano un canto intonato dalle mondine. La sua ampia diffusione (che sostituì la più usata melodia “Fischia il Vento”) si ebbe solo negli anni Sessanta grazie a Yves Montand, quando la guerra era finita da una ventina d’anni), ma addirittura è una rielaborazione di una canzone scritta da un autore ebreo e ucraino (due popoli, ahimè, tristemente sulla cresta dell’attualità, loro malgrado). Mishka Ziganoff si chiamava il musicista che compose il brano nel 1919 e che fu inciso nel 1921 e 1922 negli Stati Uniti. Quantomeno la prima parte, infatti, è identica al brano che conosciamo. A proposito, il celebre artista Yves Montand, in realtà era italiano (Ivo Livi): era emigrato in Francia negli anni Venti a causa delle frequentazioni socialiste della famiglia, ovviamente molto avverse al regime fascista. Ma torniamo alla nostra storia e alla nascita della Resistenza italiana. Il celeberrimo proclama Badoglio dell’8 settembre 1943 (l’arresa dell’Italia alle nazioni unite, ovvero gli alleati anglo-americani-canadesi) portò lo scompiglio in tutta Italia, ma soprattutto nelle forze armate: i tedeschi, da alleati diventarono nemici. La notizia non aveva ovviamente avuto una preparazione per i comandi militari italiani e nessuno si prese la briga (o era in grado di farlo) di dire alle forze armate come comportarsi di conseguenza. La Germania invase l’Italia settentrionale e quello fu l’inizio vero e proprio del movimento della Resistenza. In realtà l’armistizio era stato firmato a Cassibile (SR) il 3 settembre e sarebbe stato dovuto diffondere alcuni giorni dopo, ma prevalse la fretta e la confusione, che generarono conflitti, morti e distruzione per i successivi due anni, fino alla liberazione totale dell’Italia (celebrata il 25 aprile 1945 e da allora tutti gli anni fino ad oggi). In questo documento potete ascoltare il messaggio di Badoglio trasmesso dalla radio italiana (EIAR) e vedere alcune immagini. Lo stesso proclama in realtà era già stato trasmesso due ore prima in inglese da Radio Algeri, pronunciato dal generale Eisenhower (futuro presidente degli U.S.A.). Il messaggio “improvviso” provocò, il giorno seguente, la frettolosa fuga dell’allora Re d’Italia da Roma. Un abbandono vissuto probabilmente come un tradimento quantomeno da quella parte di italiani che il 2 giugno del 1946 dovettero scegliere se votare per la Monarchia o per la Repubblica.

Ma chi erano i partigiani?

I partigiani furono combattenti civili con partecipazione volontaria, organizzati in bande e non indossavano uniformi specifiche. Quasi sempre erano armati. Sulla figura e la storia dei partigiani italiani della Resistenza si sono scritte pagine e pagine, prodotti film e altri documenti di vario genere. Sul web è davvero copioso il numero di approfondimenti in merito, a partire dal “nome” e dai partigiani di tempi ancora più remoti. Il nostro intento, nella performance per le scuole, è quello di raccontare gli avvenimenti in maniera meno didascalica e scolastica possibile, al fine di dare al pubblico degli stimoli che possano suscitare curiosità ad approfondire storie, avvenimenti e possibilmente anche un approccio critico alla complessa realtà dell’epoca. Ecco perché abbiamo scelto anche stavolta di partire da “piccole storie” vere e metterle insieme, per poter dare la sensazione che quando si parla di avvenimenti così lontani nel tempo, in realtà si parla di persone vere, esistite realmente e che altrettanto realmente hanno sacrificato o messo a rischio la loro esistenza nell’idea di poter dare un futuro migliore ai posteri, ovvero noi.

Avvenne esattamente 80 anni fa a Roma

Nel 2023 cade il triste anniversario del rastrellamento del ghetto ebraico di Roma, avvenuto proprio il 16 ottobre del 1943, quindi pochissimi giorni dopo l’armistizio di Cassibile di cui abbiamo parlato sopra. Quella che per alcuni italiani era stato immaginata come la fine della guerra, in realtà con la resa dell’Italia agli alleati provocò una serie di conflitti per i successivi due anni. La presenza del nemico (ex amico) nazista sul territorio italiano e la dissoluzione dei fascisti, provocarono una serie di nefaste conseguenze.

Le rappresaglie dei nazisti contro gli ebrei continuavano in tutta Europa. Il rastrellamento del ghetto di Roma fu un episodio in qualche modo inaspettato, per quanto prevedibile, da parte dei nazisti che vedevano gli italiani come traditori e gli ebrei come popolo da annientare. Un mese prima, i nazisti (Kappler, in primis, di cui abbiamo narrato in parte la storia nello spettacolo “La libertà è come l’aria”) avevano imposto agli ebrei di consegnare 50 kg d’oro per evitare la deportazione, ma evidentemente questa “promessa” non era servita a nulla. All’alba di quella triste giornata, viene consegnato un biglietto scritto in italiano e tedesco a tutte le famiglie, cui viene imposto, da parte dei nazisti, di lasciare le abitazioni entro soli 20 minuti. Furono mandati ai campi di sterminio di Auschwitz 1023 persone, tra uomini e donne. Ne tornarono vive solo 16, dopo la fine della guerra.

StoriE nella StoriA

Una vicenda speciale nel tempo della liberazione dal nazifascismo merita il racconto della città partenopea. Infatti, uomini e donne di Napoli, senza distinzione di ceto sociale e di tutte le età possibili, riuscirono (in soli 4 giorni) a “cacciare via” i tedeschi dalla città prima che gli alleati angloamericani arrivassero in città. Passata alla storia come “le quattro giornate di Napoli”, la vicenda parte dal tentativo dei tedeschi di deportare tutti i giovani tra i 18 e i 33 anni (a seguito dell’armistizio di Cassibile). Lì parte la rivolta, in primis dalle donne, con la minaccia del colonnello tedesco Hans Scholl di eliminare cento napoletani per ogni tedesco che sarebbe stato ucciso. Ma furono gli “scugnizzi” napoletani, ragazzini anche di dodici anni, che misero in difficoltà l’esercito tedesco e permisero alla popolazione di organizzarsi per mettere in fuga i tedeschi dalla città. Per approfondire questa storia, unica in Italia, vi consigliamo di leggere questo link e guardare il film in fondo alla stessa pagina.

La nostra proposta

Nel nostro spettacolo parliamo naturalmente del punto di vista delle donne. Una di queste, da cui il titolo della performance, era Maddalena Cerasuolo, detta appunto Lena. Una donna napoletana con una vita rocambolesca, degna di un film da agente segreto (e in effetti lo era stata!), con combattimenti, voli in paracadute e storie di spie.

Su di lei si è scritto tanto, persino delle celebri canzoni. Per saperne di più, si possono approfondire link come questo, mentre se volete sentire la appassionata e commovente storia raccontata direttamente dalla protagonista (scomparsa nel 1999), potete guardare il film documentario “Barricate” del regista Alessandro Scippa, girato quattro anni prima della morte della vera “Lena” di cui parliamo nello spettacolo.

Pascal La Delfa

Il testo originale è stato creato per questo specifico progetto ed è coperto dai diritti d’autore.

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Audio dello spettacolo


Testimonianza del Vicepresidente Nazionale dell’A.I.C.G., Prof. Raffaele Panebianco


Testimonianza video di uno studente al termine di una replica dello spettacolo:

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Foto scattate durante le rappresentazioni avvenute negli Istituti